Taranto non è sola

Categorie: Preghiere

Oggi è il giorno in cui qualcuno, in un’aula di giustizia lontana da qui, ha guardato Taranto e ha detto: la vostra salute conta.
Il Tribunale di Milano ha disapplicato l’ultima AIA dello stabilimento ex Ilva, riconoscendo che non può dirsi conforme a quanto stabilito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Ma dietro queste parole giuridiche c’è molto di più.
Ci sono dieci persone.
C’è un bambino.
Ci sono famiglie che hanno deciso di esporsi, di rischiare economicamente, di metterci la faccia quando sarebbe stato più semplice abbassare lo sguardo.
C’è la fatica di anni.
Ci sono le notti insonni.
C’è la paura che conosciamo tutti, quella che ti attraversa quando senti una sirena, quando cambia il vento, quando pensi al futuro dei tuoi figli.
Oggi quella paura non è sparita.
Ma oggi non è stata ignorata.
Qualcuno ha scritto nero su bianco che il rischio non può essere normalizzato. Che la salute non può essere compressa all’infinito. Che le regole europee non sono un dettaglio da interpretare a convenienza.
Grazie agli avvocati Maurizio Rizzo Striano e Ascanio Amenduni.
Grazie alla dottoressa Annamaria Moschetti per il rigore medico e umano.
Grazie a chi ha avuto il coraggio di non retrocedere di un millimetro.
Questa non è una vittoria di parte.
È una crepa nel muro dell’abitudine.
È il segnale che insistere, studiare, denunciare, resistere… serve.
Dopo una settimana difficile per la nostra terra, oggi respiriamo un po’ più profondamente.
Perché quando la giustizia riconosce la vulnerabilità di un territorio, restituisce anche dignità a chi lo abita.
Taranto non è sola.

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