È nata, è nata femmina
Un inno silenzioso
e spesso di condanna.
Alle gambe aperte di accoglienza,
alla ferita che somiglia a un fiore
che sanguina e alla terra dona
il suo dolore.
Alle gambe rovesciate in cadute
di bambine che dalla terra
raccolgono fiori
e poi, crescendo, si adornano
a festa i capelli.
Vogliono sempre l’amore,
anche con le gambe accavallate.
Ragazza dolce e inferocita,
non credere a chi vuole comandare:
il vento non copre le rughe,
ma asciuga il pianto.
Sii te stessa, né più né meno.
Tu sei l’essenza di ogni cosa,
la trasformazione,
il fiore che sboccia
sotto il sole anche se piove
e poi appassisce.
Canta sempre la vita
e tramanda la sacralità
della vagina,
custodia sacra della guerra
senza vittime e morti,
che racconta la danza del piacere
e respira anche da sola,
in amicizia con la luna,
la dea e la lupa,
in amicizia con il padre.

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